domenica 10 maggio 2009

Yodobashi a Ueno


Yodobashi ha aperto un nuovo punto vendita a Ueno. Comodo se non volete andare fino ad Akihabara.

Uhm... però se vi trovate a Frosinone, non è comodo lo stesso.

martedì 5 maggio 2009

Koinobori 鯉幟


Ecco... li ho aspettati tanto, per la festa giapponese dei bambini, il kodomo no hi, こどもの日 che si celebra il 5 maggio: ecco i miei Koinobori. Sventolano all'aria italiana e sembrano un po' spaesati, ma si abitueranno.

domenica 3 maggio 2009

Shungiku 春菊


Conoscete la pianta dello Shungiku? E' una sorta di crisantemo commestibile, usato nella cucina giapponese, e cinese. La pianta di shungiku viene usata d'inverno come ingrediente per il nabe. Il suo sapore è amarognolo, ma scottato sta molto bene. Mi sono dimenticato di tenerla in un posto non troppo caldo, così è andata in fiore. Molto bello!
Pazienza, ormai per ora non faremo nabe fino al prossimo autunno. Con questa ci farò i semi per il prossimo inverno, come è già successo con il Daikon.

Ah... il primo che passa al Moa Garden, me ne prende un po'?

venerdì 1 maggio 2009

Afternoon Tea


Uno dei tanti modi con cui le ragazze e casalinghe giapponesi moderne passano il tempo è quello di fare un Afternoon Tea con le amiche. Ben inteso, non stiamo qui parlando della tradizionale cerimonia giapponese del te', bensì di un'altra cosa ben più moderna, ma altrettanto (e forse più) frequente nelle giovani generazioni.

Si può fare un Afternoon Tea in un bar, pub, ma va molto di moda prendere un Afternoon Tea in una sala d'albergo. Gli alberghi, specie quelli di fascia alta, hanno una sala dedicata a questo. Sopra ecco una foto scattata in una di quelle occasioni. E' finita pure sul sito di La Repubblica.

domenica 26 aprile 2009

Spaghetti fritti


Girando girando ho trovato una bancarella che vendeva "Itarian spabo", ovvero spaghetti fritti, disponibili sia dolci che salati. Non ho osato mangiarli...

lunedì 22 settembre 2008

Così è la vita/2

Davvero la vita è strana. Speravamo che tra alcuni mesi di saremmo stati in tre... e invece bisogna ricominciare da zero :-(
Sayonara Mamekochan.

domenica 7 settembre 2008

Organizzare la propria cucina giapponese in Italia

Questo argomento sarebbe più adatto per un forum che per un blog perchè avrei bisogno anche del parere dei lettori. Pertanto lo aggiornerò nel tempo anche grazie ai vostri suggerimenti.

Se siete stati contagiati dalle abitudini alimentari giapponesi (ad esempio perchè vivete con una persona giapponese, o avete vissuto lì molto tempo e amate quel modo di fare), probabilmente vorrete cucinare regolarmente alla giapponese anche stando in Italia, sia per ricreare quell'ambiente familiare che conoscevate, che per stupire gli amici. Quindi, oltre a disporre degli ingredienti adatti, sorge la necessità di organizzare l'angolo cottura e la tavola in modo da attrezzarla per una cucina così diversa dalla nostra. E quindi di fornirsi di attrezzature che normalmente non si usano in Italia.

Tanto per cominciare vorrei fare qui una check-list delle principali attrezzature e stoviglie necessarie/consigliabili, indicando dove trovarle ed eventuali strumenti alternativi.

  • La macchina cuociriso elettrica. (E' obbligatoria ogniqualvolta vivete con un giapponese)
  • Bollitrice per acqua (non è fondamentale in casa, ma è il vitale per il confort di un ospite giapponese, in albergo o in ufficio. Se non c'è ve la chiederà sicuramente.)
  • Bacchette per mangiare (Hashi), porta-bacchette (Hashi-oki), tovaglioli bagnati (oshibori), bacchette per cucinare, stuzzicadenti a punta singola (youji) nel loro tipico contenitore di bambu, bottigliette per shoyu e shichimi-togarashi, peperoncino, ecc...
  • Wan e scodelle di varie dimensioni, colori e materiali per riso, per miso-shiru, ramen, udon, soba, ecc ecc.
  • Una (o due o tre) serie di coltelli, dai coltelli tradizionali col manico in legno a quelli moderni in acciaio
  • stoviglie, soprattutto in ceramica e bambu
  • vassoi vari, in varie forme e colori
  • contenitore e mestolo per preparare il riso per sushi (oke e shamoji)
  • un vassoio per scolare il tenpura (cosa abbastanza comune e consigliabile anche per i fritti italici)
  • uno o più sake set (se avete il sake)
  • tetsubin e uno o piu ocha set (se vi piace il te, ma è una cosa abbastanza scontata)
  • tanto ghiaccio in frigorifero, per allungare birra e mix alcolici japanese-style (specie se organizzate una bella serata di karaoke con gli amici nipponici)
  • almeno un obento-bako per persona e relativi accessori, se vi piacciono.
  • Fornello portatile a gas per cucinare direttamente sul tavolo nabe, yakiniku, shabu-shabu, okonomiyaki, takoyaki, ecc. (o una piastra elettrica in alternativa)
  • un piccolo barbecue basso per fare yakiniku, yakitori all'aperto (una sorta di shichirin)
  • una "nabe" in terracotta da poter mettere direttamente sul fornello a gas
  • una "shabushabu-nabe" la pentola in metallo con il buco in mezzo per cucinare shabu-shabu sul tavolo
  • una "tamagoyaki-you-furaipan", la padella quadrata per cuocere la frittata
  • ... e tant'altro che per il momento non mi viene in mente

Ora dovremmo passare agli ingredienti... ne butto giù qualcuno:

  • Riso (quale varietà italiana si adatta di più alle nostre esigenze? Personalmente ho trovato un buonissimo riso giapponese, comunque prodotto in Italia: un altro pianeta!)
  • Salsa di soya giapponese
  • Miso
  • Tofu
  • Nattou
  • Daikon
  • Wasabi
  • Shichimi-togarashi
  • Olio di sesamo
  • Semi di sesamo
  • Salsa per okonomiyaki (ma come si fa?)
  • Alghe varie: nori, wakame, ecc ...
  • Taksuodon (scaglie di bonito essiccato)
  • Ingredienti vari per onighiri
  • Se avete la possibilità di farvi un orto... oba, edamame, saiaendo, daikon, ecc. coltivati direttamente da voi (che sogno!)
  • ... il resto lo scrivo dopo. A presto!

Nel frattempo, per farvi un idea su alcune attrezzature di cucina giapponesi, potete visitare il sito di Minohan http://www.minohan-net.com/ , una grande catena di negozi di attrezzature professionali. Dal sito è possibile scaricarsi l'intero catalogo in PDF. Istruttivo!

Un sito utile, se si capisse qualcosa, sarebbe Cookpad (http://www.cookpad.com/ ) una infinita raccolta di ricette, giapponesi e non, a cura di una community di casalinghe. Alcune ricette sono proprio fantasiose perchè le "cuoche" spesso si sbizzarriscono con ingredienti e tecniche veramente "originali"...

venerdì 5 settembre 2008

Così è la vita...

...così la vita. C'è chi se ne va, e c'è chi arriva.

Sembra che tra alcuni mesi saremo in tre... :-)

Nel frattempo lei ha gia messo il cartellino di Tamahiyo bene in vista sulla borsa, come si fa in G, per indicare il proprio stato interessante sulla metro, nelle code ecc. e avere un trattamento prioritario. Ma dubito che qui in Italia qualcuno lo capisca e si regoli.



Per la cronaca questo cartellino è Tamahiyo, cioè Tamago Hiyoko. Il personaggio con l'"ovettino" di un paio di riviste specializzate in "premother": "Tamago club" ("il club dell'ovetto") e "Hiyoko Club" ("il club del pulcino").
Il logo in secondo piano, quello grigio con la mamma e il bambino è invece il logo ufficiale del Ministero della Salute per le donne in dolce attesa, ed è una vera e propria priority card nella metro, in bus, nelle code, ecc. In G anche molto rispettata. Le signore le possono ottenere gratuitamente in ogni stazione. Questo invece era allegato alle riviste.

venerdì 8 agosto 2008

Nabe mon amour



La pentola, che passione.

Anche se non ero mai stato in Giappone d'inverno, avevo già avuto modo di scoprire questo piatto.

Per chi non lo sapesse, Nabe significa "pentola" ed è un tipico piatto invernale giapponese.

Si prepara mettondo svariati ingredienti a piacere come verdura, ortaggi, funghi, carne, pesce, crostacei, funghi a seconda dei propri gusti e disponibilità in una pentola di terracotta e fatti cuocere su un fornello portatile direttamente sul tavolo dove i commensali controlleranno la cottura e si serviranno da soli. E' quindi un tipico piatto che si mangia in famiglia d'inverno, seduti per terra e scaldati dal kotatsu. E la cottura sul tavolo contribuisce a creare una atmosfera calda.

Man mano che gli ingredienti arrivano a cottura si mangiano e alla fine, nel brodo che resta, si versa un po' di riso o udon, in modo da completare la cena.
In realtà il primo approccio con il nabe non fu proprio esaltante. Eravamo in Italia. Una sera di fine estate ci invitano a cena. L'unico italiano sono io. Sarà che forse eravamo troppe persone per troppo pochi ingredienti, ma mi ritrovai di fronte ad un grande pentolone pieno di acqua non salata, dove galleggiavano solitari un po' di cavolo cinese, un po' di carne tagliata fine e un po' di tofu. Alla fine della cottura comunque gli ingredienti avevano un sapore inconsistente, ed anche l'udon finale risultò alquanto insipido. Se questo era nabe, potevo benissimo farne a meno.

Alla fine però qualcuno mi avvisò "Attento, questo non è proprio un bel nabe".

Il caso volle che qualche mese dopo, girando in un grande magazzino, trovassi esposte delle pentole in terracotta, molto simile ad una nabe. Erano cinesi, ma molto simili alle nabe giapponesi, sia per quanto riguarda la pentola che per il coperchio. Sulla confezione l'importatore aveva scritto "pentola da fuoco", da mettere proprio sopra il fornello, senza protezione, come si fa con le nabe normali. Non resistetti, e la comprai.

Rispolverato il fornello portatile (piuttosto difficile da trovare in Italia) e recuperati con fatica gli ingredienti, la sera facemmo il nostro primo nabe familiare. Completamente differente e buonissimo.

Da allora almeno un paio di volte al mese, d'inverno, il nabe è obbligatorio.

Riguardo agli ingredienti, per il nabe c'è spazio per molta fantasia: qualunque verdura, ortaggio che ci piace è benvenuto. Non dovrebbero mancare però tofu e daikon. Carne, pesce, molluschi o crostacei possono arricchire il piatto, ma dipende da gusti e portafoglio. Il mio preferito in assoluto è il kani-nabe, la pentola con i granchi e le capesante. Veramente una prelibatezza.

Anche se la base è completamente diversa, mi ricorda il natio Cacciucco.

Ooops... ma questo è solo un avanzo. ;-)

martedì 5 agosto 2008

Nengajou e timbrini


Mancano sei mesi alla fine dell'anno. Fa caldo e noi italici abbiamo in testa solo sole, mare e divertimento. Sole, mare e divertimento. Sole, mare e divertimento.

Però sei mesi passan presto è quindi è già tempo di informarsi e organizzarsi.
In questo caso voglio accennare alla tradizione giapponese dei "nengajou", le cartoline augurali di capodanno.

A capodanno è abitudine scambiarsi cartoline di auguri, un po' come da noi, ma con modi e regole e un po' diversi.

Quando farli e quando non farli
Ogni famiglia le prepara e le manda a tutti i propri parenti o amici.
Aziende e negozi li mandano, magari ai propri clienti selezionati. Ne so qualcosa anch'io ;-)
E la cosa è praticamente obbligatoria.
Nel caso però che in famiglia ci sia stato un lutto, per quell'anno la famiglia non può mandare nè ricevere nengajou. Ciò non significa che è esonerata da questo lavoro, anzi con molto anticipo deve inviare a tutti i possibili corrispondenti un'altra serie di cartoline per informarli che, a causa del lutto non potrà mandare gli auguri a capodanno e che sarà bene che, per quell'anno non glieli mandino.
Insomma... qualcosa si deve spedire sempre!

Spedizione e consegna
Le cartoline di Capodanno vengono preparate in vario modo, ma è fondamentale che vengano consegnate al destinatario tutte insieme lo stesso giorno, la mattina di Capodanno.
L'anno scorso il sistema postale giapponese assicurava la consegna per il giorno di Capodanno delle cartoline imbucate entro il 21 dicembre.
Ovviamente il sistema postale giapponese è organizzato per garantire le consegne proprio quella mattina.
In primo luogo nei giorni precedenti il personale individuerà tutta la corrispondenza di quel tipo, la classificherà e la immagazzinerà in attesa della consegna.
In secondo luogo la mattina di capodanno i postini saranno chiamati ad una giornata di superlavoro per effettuare tutte le consegne. In Italia sarebbe possibile avere un sistema in piena efficienza la mattina di capodanno?

Le cartoline
Le cartoline sono di tipi, ma di solito si tratta di cartoline postali giapponesi, formato 10x15 verticale, dall'affrancatura economica (dato che è necessario spedirne un bel po').
Di solito c'è l'abitudine di prepararsele da se e da personalizzarle con scritte e timbrini.
oppure si possono trovare in tutti in negozi di cartoleria, nei conbinì, ecc.
Ad esempio Japan Post offre delle cartoline in bianco preaffrancate, dove è possibile scrivere a mano o usare una stampante.
Le aziende magari le fanno preparare, personalizzate, presso i service di stampa.
Gli argomenti dell'illustrazione sulla cartolina sono vari, ma vanno da quelli tradizionali, quali l'animale dell'anno dallo zodiaco cinese, alla composizione fotografica di famiglia (specialmente se ci sono stati nuovi arrivi). Raramente si sono illustrazioni natalizie occidentali, tipo l'albero di natale o la casa sotto la neve.

Timbrini
Elemento immancabile da apporre sulla cartolina è qualche timbrino, come da abitudine giapponese.
Data la mania giapponese per i timbri e timbrini (vi ricordo che in Giappone ognuno ha il suo timbro personale, che ha una validità uguale alla firma, se non superiore) questi non possono mancare anche in questo caso.

E qui io sono impazzito perchè in molte cartolerie si trovano dei fantastici timbrini, che farebbero la gioia dei nostrani maniaci filo-nipponici.

Ecco qualche foto, scattata a Tokyu Hands. Notare a destra il timbrino con Tottoro!





Stampa self-service
Quest'anno l'ultima moda era quella di prepararle al computer, stampandole su una stampante ink-jet a colori. E infatti era il business del momento. A Yodobashi, ma praticamente ovunque, c'erano infiniti modelli di stampante e montagne di cartoline stampabili, con kit, software e guide per comporre le fotografice. Anche io ne ho comprate un po', dato che costavano infinitamente meno che in Italia e che dovevo spedirne un po'. Anche l'ufficio postale ne vendeva, già affrancate, praticamente al solo costo del francobollo.
Ora vi saluto che vado a buttare giu qualche idea per i prossimi nengajou e poi andrò al mare anch'io.

P.S.: se passate all'Ufficio Postale, prendete anche la serie di francobolli di Capodanno. Quelli del 2008 erano tutti filigranati d'oro. Spettacolari.